Un territorio selvaggio e sorprendente, dove nascono i grandi fiumi del Sud Italia, tra faggete secolari, sorgenti monumentali, borghi antichi ed esperienze outdoor per ogni livello.
I Monti Picentini raccontano l’anima più autentica dell’Irpinia
I Monti Picentini sono una catena montuosa che delimita la zona meridionale della provincia di Avellino e rappresenta uno dei sistemi montani più importanti dell’Italia meridionale. Si tratta di un imponente massiccio che, da Occidente a Oriente, si sviluppa dalla valle dell’Irno fino all’Appennino lucano. Un vero e proprio confine naturale, noto già ai tempi di Carlo II d’Angiò, che nel 1287 ne sancì ufficialmente il ruolo di spartiacque tra il Principato Ultra (a Nord) e il Principato Citra (a Sud) e che ancora oggi rappresenta il limite geografico e culturale tra l’Irpinia e il Salernitano.

Così come avviene per il massiccio del Partenio, anche il profilo dei Monti Picentini è definito dalla presenza dei comuni che ne costellano i versanti. Tracciando idealmente il perimetro settentrionale della catena montuosa, in un tortuoso andirivieni che ne delinea il profilo frastagliato, è possibile incontrare uno dopo l’altro i 17 paesi della provincia di Avellino che si sviluppano ai piedi delle principali vette. Da Ovest a Est si susseguono, nell’ordine, Montoro, Solofra, Santa Lucia di Serino, Santo Stefano del Sole, Serino, Volturara Irpina, Sorbo Serpico, Chiusano di San Domenico, Castelvetere sul Calore, Montemarano, Montella, Bagnoli Irpino, Nusco, Lioni, Caposele, Calabritto e Senerchia.
Un lungo percorso che, partendo dall’area più densamente connessa ai capoluoghi di Avellino e Salerno, consente di giungere fino ai confini con la Basilicata, attraversando ambienti profondamente diversi tra loro. Il cambiamento del paesaggio è notevole, con un’incredibile varietà orografica: dalle vette che sfiorano i 2000 metri si passa a laghi, altopiani, pianure alluvionali e profonde gole fluviali.

I Monti Picentini si caratterizzano innanzitutto per la presenza di vette imponenti che ne scandiscono il crinale. Le principali cime nella provincia di Avellino sono il Cervialto (1809 m s.l.m., a Ovest di Calabritto), il Terminio (1806 m, tra Serino e Volturara Irpina), il Raiamagra (1667 m, nel territorio di Bagnoli Irpino) e l’Accellica (1660 m, nei pressi di Montella).
Un territorio che, a causa della composizione prevalentemente carbonatica delle sue rocce, è interessato dal fenomeno del carsismo. Le acque piovane penetrano nelle rocce e modellano il paesaggio nel corso dei millenni, scavando grotte, inghiottitoi e cavità sotterranee. Sono numerose, infatti, le grotte che caratterizzano il gruppo montuoso dei Picentini: tra queste meritano una citazione le Grotte dei Caliendo (Bagnoli Irpino), la Grotta Profunnata (Senerchia), le Grotte di Candraloni (Montella) e la suggestiva Grotta di San Michele, detta anche Grotta dell’Angelo, a Montoro.

È però l’acqua la vera protagonista dei Monti Picentini, elemento identitario e risorsa strategica. Non solo per i canali carsici formatisi all’interno delle rocce carbonatiche, come le sorgenti del Labso e della Laura, nella frazione Preturo di Montoro, all’estrema propaggine occidentale del massiccio, ma soprattutto per la presenza di alcuni dei più importanti sistemi sorgentizi del Sud Italia.
Il versante occidentale è caratterizzato dall’acquedotto del Serino, che rifornisce la città di Napoli e la sua provincia fin dall’epoca sannitica. All’estremità opposta, invece, i punti focali sono le sorgenti di Caposele e il sistema pollentizio di Cassano Irpino.

A Caposele, in particolare presso le Sorgenti della Sanità, le acque sgorgano con straordinaria potenza, con una portata media di circa 4000 litri al secondo, provenienti dall’altura del Monte Paflagone. Qui nasce il fiume Sele, che raggiunge il Tirreno attraversando l’omonima piana nel salernitano, anche se la maggior parte delle acque viene incanalata nell’Acquedotto Pugliese, una delle opere ingegneristiche idrauliche più importanti d’Europa, capace di rifornire di acqua potabile l’intera regione Puglia.
Discorso diverso per Cassano Irpino. Le sue sorgenti offrono uno spettacolo naturale di grande suggestione: la visita alla sorgente pollentina consente di osservare il gorgoglio delle acque che emergono dal basso, raccogliendosi sotto l’apposita cupola, con la formazione in superficie di bolle d’aria dovute all’ossigenazione naturale. Il sistema di Cassano, che contribuisce anch’esso ad alimentare l’Acquedotto Pugliese, raccoglie le acque carsiche provenienti da un altro punto chiave del sistema idrografico dei Picentini: l’altopiano di Volturara Irpina. Qui l’acqua piovana si convoglia nell’inghiottitoio carsico detto Bocca del Dragone, per poi scomparire nel sottosuolo e riemergere dopo circa otto giorni proprio a Cassano.

I Picentini sono anche il luogo in cui nascono alcuni dei principali fiumi dell’Italia meridionale: oltre al Sele, vanno menzionati il Calore e il Sabato, entrambi originati dal Monte Accellica, seppur su versanti differenti, e l’Ofanto, la cui sorgente, non ancora individuata con assoluta certezza, si colloca nel territorio di Torella dei Lombardi. Nel loro insieme, i Monti Picentini rappresentano il più importante bacino idrografico del Sud Italia.
L’abbondanza d’acqua si traduce anche nella presenza di numerose cascate. Da questo punto di vista i Picentini offrono scenari di grande fascino, con protagoniste in particolare Montella e Calabritto. A Montella, grande richiamo turistico esercita la Cascata della Madonnella, dove è possibile scattare fotografie immergendosi letteralmente nello scenario naturale, nel cuore del BioParco Rosabella; altrettanto suggestive la Cascata del Fascio e la Cascata della Lavandaia.

Il territorio di Calabritto, invece, ospita ben 14 tra grandi e piccole cascate: non a caso la Cascata del Rivezzuolo è la più alta d’Irpinia, con i suoi 80 metri complessivi, con un salto di ben 40 metri. Di grande interesse anche la Cascata di Bard’natore, la Cascata di Grienzi e soprattutto la Cascata del Tuorno, che unisce un salto di 18 metri a un contesto ambientale ancora incontaminato.
L’ambiente poco antropizzato dell’area dei Picentini favorisce lo sviluppo di una flora e di una fauna straordinariamente ricche. Circa due terzi del territorio sono coperti da faggete, ma non mancano altre formazioni boschive come acero, pino nero, betulla pendula e abete bianco, oltre ai più diffusi castagno e cerro. Il territorio ospita orchidee spontanee e specie floreali rarissime, tra cui l’Aquilegia champagnatii e l’Oxytropis caputoi. Complessivamente la flora dei Picentini conta 1260 specie riconosciute, di cui circa il 7% endemiche o subendemiche.

La fauna è altrettanto sorprendente: oltre a chirotteri e roditori, sono presenti cinghiali, volpi e lepri. In numero più limitato, ma stabile, vivono il lupo e il gatto selvatico, oltre a lontre e tassi. Straordinaria l’avifauna, con la presenza di falco pellegrino, gufo reale, poiana, picchio nero, allocco e aquila reale. Alcune aree sono addirittura state scelte dalla cicogna nera per nidificarvi durante la migrazione (in particolare tra Lioni e il Lago di Conza). Numerosi infine anfibi e rettili, come la salamandra pezzata, la salamandrina dagli occhiali e il cervone.
I Monti Picentini sono un vero paradiso le escursioni, con una rete di sentieri adatta sia a camminatori esperti sia a famiglie e appassionati alle prime armi. I tracciati spaziano da percorsi semplici nei pressi dei borghi ed altopiani ad itinerari più impegnativi sulle vette principali, ideali per il trekking d’alta quota e, in inverno, per le ciaspolate. Due percorsi fanno parte del Sentiero Italia CAI: il n. 86, da Serino al Pianoro di Verteglia, e il n. 87, dalla frazione San Biagio di Serino fino alla vetta del Terminio. Non mancano escursioni guidate, attività outdoor organizzate e percorsi tematici legati all’acqua e alla biodiversità.

L’area rientra nella Zona di Protezione Speciale dei Picentini (ZPS) e comprende sette Siti di Importanza Comunitaria (SIC):
– Monte Terminio
– Monte Tuoro
– Monte Accellica
– Piana del Dragone
– Monte Cervialto e Montagnone di Nusco
– Alta Valle dell’Ofanto
– Querceta dell’Incoronata di Nusco.
Dal 2003 questo straordinario patrimonio è tutelato dal Parco Regionale dei Monti Picentini, il più vasto parco regionale della Campania, con oltre 62.000 ettari di estensione.

Un ultimo aspetto fondamentale è rappresentato dal patrimonio artistico e culturale, nato dal rapporto profondo e inscindibile tra le comunità locali e la montagna.
Emblematiche sono la chiesa rupestre della Madonna del Fiume a Calabritto e il Santuario del SS. Salvatore a Montella, espressioni devozionali diversissime ma altrettanto suggestive.
Il territorio offre esperienze diverse e complementari: dal Santuario di San Gerardo Maiella a Caposele, fulcro del turismo religioso di massa, all’Eremo di Santa Maria della Valle a Chiusano di San Domenico (fondato nel 1126 da i seguaci di San Guglielmo), per un viaggio più intimo e raccolto.
A ciò si aggiungono la Seggiovia e il comprensorio sciistico del Laceno, per vivere week end di divertimento grazie a strutture ricettive e luoghi d’aggregazione sociale, le vie ferrate di Volturara o il parco avifaunistico della Piana del Dragone per escursioni in cui l’uomo si ritrova a tu per tu con la natura.
Senza dimenticare l’oasi WWF Valle della Caccia a Senerchia, per un’esperienza immersiva tra vegetazione, cascate e avvistamenti animali, l’area storico-archeologica della Civita di Ogliara a Serino per rivivere la storia dell’antica città di Sabatia, l’incantevole borgo di Quaglietta a Calabritto, autentico scrigno di memoria senza tempo.
Ma l’elenco è davvero lungo: il Pianoro di Verteglia (Montella) per le ciaspolate, il rio dello Zagarone a Calabritto per gli amanti del torrentismo, il tempio artistico di San Lorenzo, capolavoro d’architettura dedicato all’acqua, sempre a Caposele.

Insomma, i Monti Picentini non sono soltanto una catena montuosa, ma un sistema vitale fatto di acqua, boschi, borghi e spiritualità. Un territorio che si offre con discrezione, premiando chi sceglie di esplorarlo lentamente, a piedi, seguendo il ritmo delle stagioni e il suono dell’acqua. Qui l’Irpinia mostra il suo volto più autentico: selvaggio, accogliente, profondamente umano.





