Viaggio a Lauro, tra il castello e il cuore del Vallo

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Carmine Cicinelli

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Dopo la straordinaria partecipazione registrata in un sondaggio lanciato sulla pagina Facebook, sono stato invitato a Lauro per (ri)scoprire uno dei centri più affascinanti dell’Irpinia.

Il telefono suona. “Ciao sono Federico, il mio paese ha vinto il sondaggio, vuoi venire a Lauro?”

È iniziato così il mio viaggio a Lauro, realtà tipica della Bassa Irpinia e centro nevralgico dell’omonimo Vallo. Un territorio entrato a far parte della provincia di Avellino con l’Unità d’Italia, dopo essere appartenuto per secoli alla Terra di Lavoro. Per lungo tempo Lauro fu il cuore politico e amministrativo dell’area, con i centri circostanti che gravitavano attorno alla cosiddetta Terra di Lauro (sottoforma di “casali”).

L’invito di Federico si concretizza in una torrida mattina di giugno. L’appuntamento è in un elegante bar della zona. Ad accogliermi alcuni rappresentanti, istituzionali e non. Si entra subito in empatia (in fondo amiamo le stesse cose…). Con Paola, Tilde e Federico parto alla scoperta di un paese che già conoscevo, ma che grazie a loro ho visto con nuovi occhi.

Uno scorcio interno del Castello Lancellotti
Il castello Lancellotti

La prima tappa è d’obbligo: il Castello Lancellotti. Lo raggiungiamo attraverso una delle stradine che si inerpicano sul primo sasso, il borgo antico che ospita sulla sommità questo gioiello di architettura. Mi accolgono con grande cortesia i rappresentanti nientemeno che del Principe Lancellotti in persona. Mi danno la piena disponibilità a visitare un luogo davvero incantevole, che già avevo visitato, ma del quale riuscirò a cogliere nuove sfumature. Il Castello Lancellotti, attorno a cui ruota tutta la storia di Lauro, è stato location cinematografica e continua ad essere luogo ideale per eventi. Capace di avvolgermi fin dall’imponente ingresso, al punto che mi sono sentito catapultato in un’altra dimensione.

L’enorme corte che si apre dopo il monumentale portale rende l’idea della magnificenza del luogo, arricchito da giardini, siepi, scalinate, finestroni, piscine, raccolte nell’imponenza dell’inconfondibile merlatura.

Uno degli scorci della corte del Castello
Uno degli scorci della corte del Castello Lancellotti

L’indubbia suggestione della sua struttura è niente, credetemi, a confronto di quanto si possa trovare negli interni. Le sale hanno un fascino straordinario, per via della loro monumentalità. Cieli enormi a caratterizzare ambienti che si susseguono in modo contiguo, alternando saloni allestiti come in un film di cappa e spada ad intime nicchie ricavate per i consessi più riservati della famiglia nobiliare.

Lo scorcio di un loggiato

Per la prima volta ho potuto apprezzare anche i loggiati. Quello dell’ala Est in particolare, pur avendo l’accesso dal piano dei giardini, si trova parecchi metri fuori terra, sorprendendomi per il panorama sull’abitato di Lauro, con lo sguardo che arriva addirittura alle colline della città di Napoli.

La biblioteca, imponente e suggestiva, con i suoi passaggi segreti, è completamente inondata di libri. L’elegante scrivania centrale sembra piegarsi sotto il peso di enormi volumi, con tanto di rilegature manuali e carta pergamenata: roba da Hogwarts!

Da qui si raggiunge il chiostrino e infine la cappella di famiglia. Luoghi emozionanti soprattutto se si pensa che erano privati: per secoli hanno ospitato i momenti di devozione più intimi di generazioni di nobili. Qui si riunivano per pregare, celebrare, contemplare qualcosa che il mondo da fuori poteva solo immaginare. Questo contrasto tra la semplicità dei gesti familiari e la solennità del ruolo istituzionale è un valore aggiunto all’esperienza di visita di questo luogo.

Lasciando il Castello Lancellotti porto con me la consapevolezza di aver visitato uno dei luoghi più affascinanti della Campania. Ma durante questa giornata capisco presto che Lauro non può essere raccontata soltanto attraverso il suo monumento più celebre.

Uno scorcio della biblioteca
La biblioteca

Quando chiedo ai miei accompagnatori cosa abbia spinto così tante persone a sostenere Lauro, la risposta non riguarda soltanto il Castello Lancellotti. Nel volto dell’assessore, del cicerone e dell’ex presidente della Pro Loco si legge un profondo senso di appartenenza che va ben oltre le singole sensibilità politiche.

Le contrapposizioni che spesso finiscono per frenare la crescita di un territorio qui sembrano lasciare il posto a qualcosa di più grande (e vi assicuro che la delegazione che mi ha accolto era decisamente disomogenea politicamente).

A unire tutti è l’orgoglio per la propria terra e il desiderio di mostrarne al mondo la bellezza. La volontà di raccontare, valorizzare e condividere il patrimonio locale emerge con naturalezza in ogni parola e in ogni gesto. Si percepisce chiaramente come questi luoghi, agli occhi di chi li vive ogni giorno, non siano semplicemente belli, ma rappresentino qualcosa di unico e irripetibile. Ma non è un quadro che vive solo nelle menti degli abitanti di Lauro: la storia restituisce l’immagine di un centro che, per rilevanza culturale, artistica e storica, può vantare pochi paragoni in Campania.

La scalinata per l'ingresso del Museo Umberto Nobile
L’accesso al museo Umberto Nobile

L’unicità di questo luogo mi viene confermata dall’incontro che faccio con Antonio Ventre, curatore del Museo dedicato a Umberto Nobile. Antonio è una guida instancabile, con una prontezza di spirito che è seconda solo alla sua umiltà. Mi conduce nelle tre stanze dedicate al più famoso lauretano della storia: ingegnere, professore universitario, costruttore di dirigibili, esploratore polare, generale dell’Aeronautica e padre costituente della Repubblica Italiana (e chissà quanto altro ancora…).

Visitare questo museo, ricco di foto, articoli, ma soprattutto cimeli straordinari (tra tutti la famosa tenda rossa e la presenza della mitica cagnetta Titina) è un privilegio per me, specie nel centenario della prima delle due trasvolate polari che hanno visto un irpino alla conquista aerea dell’Artico.

La devozione di Antonio per la figura di Umberto Nobile e per quanto il suo ingegno abbia reso grande l’Italia traspare in maniera evidente, in particolare dall’ultima frase con cui si congeda: “Sono stato a Roma l’altro giorno a controllare che le medaglie originali – che qui abbiamo in riproduzione fedele – fossero ancora lì”. Detto da un volontario è ancora più impressionante…

La tenda rossa
La tenda rossa

La mia visita a Lauro scomoda persino il sindaco Boglione, che si prodiga per darmi il benvenuto nella sua comunità, aprendomi le porte del Palazzo Pignatelli.

La storia di questo luogo nasce dalla scoperta quasi casuale di una delle meravigliose grottesche che affrescano l’interno della struttura; una rivelazione che ha regalato a Lauro un ulteriore gioiello culturale da mostrare con orgoglio.

Il Palazzo rientra in un complesso più ampio, che racchiude il cuore delle attività culturali lauretane. Lo spazio che intercorre tra il Palazzo Pignatelli e l’adiacente Convento delle Rocchettine è la location perfetta per il fitto cartellone che caratterizza tutte le estati di Lauro.

Le famose grottesche di Palazzo Pignatelli
Le famose grottesche di Palazzo Pignatelli

In quest’area posso apprezzare alcune delle tele di arte naif che costellano il comune di Lauro. Una sorta di museo en plein air: le opere d’arte, realizzate dai più famosi artisti di questa corrente, puntellano Lauro nella sua totalità, allestendo in maniera davvero originale tutto il perimetro cittadino. Una vasta produzione artistica arricchita anno per anno, durante le estati in cui gli artisti da tutto il mondo scelgono Lauro come luogo di ispirazione.

Un'opera naif a Lauro
Un quadro naif firmato da Franco Mora

Proseguo il mio tour per le vie del centro del paese. Qui ho modo di apprezzare alcune piccole gemme incastonate nel tessuto urbano. La Chiesa Madre dedicata a Santa Margherita e San Potito, la Chiesa di Gesù e Maria (con la tela del Mozzillo che lascia senza fiato), l’auditorium ricavato dalla Collegiata di Santa Maria Maddalena, la Chiesa della Pietà – quest’ultima considerata un unicum dagli storici dell’arte per l’audacia dei dipinti che riguardano la dimensione umana di Gesù.

Tutte storie da approfondire, e che mi suggeriscono una prossima tappa in paese.

Tela chiesa rocchettine - Angelo Mozzillo
L’incredibile tela di Angelo Mozzillo nella Chiesa delle Rocchettine

Durante il tour, le copiose indicazioni dei miei ciceroni d’eccezione fanno cadere la mia curiosità su due luoghi simbolo di Lauro. Il primo è l’Arco di Fellino, antica porta d’accesso alla città. Mi ha colpito perché appare improvviso tra i palazzi a ricordare che qui si entrava in paese e, se necessario, occorreva pagare la tariffa adeguata per merci e bestiami introdotti a Lauro.

Una sorta di dogana, poi diventata semplice porta d’accesso di un luogo simbolo (il quartiere Fellino), oggi un magnifico arco sormontato da un doppio orologio, su entrambi i lati. Un pezzo dell’evoluzione storica e antropologica del paese.

L'arco di Fellino
L’arco di Fellino

L’altro luogo che mi ha colpito è il Palazzo dei Tufi. Oggi è una residenza privata, non visitabile. Ma basta l’esterno per lasciare a bocca aperta. Si trova nel quartiere Petruro ed è un capolavoro rinascimentale che sembra uscito dalle grandi città italiane del Cinquecento. La facciata in tufo grigio, unica per l’elegante alternanza di bugnato a cuscino e a punta di diamante, costituisce uno degli esempi più integri e raffinati dell’architettura rinascimentale campana.

Queste pietre, scolpite da oltre cinque secoli, mi hanno confermato che Lauro non fu un semplice borgo, ma un centro capace di dialogare con le più avanzate correnti artistiche del suo tempo.

Palazzo dei Tufi, con la doppia bugnatura sui due livelli

Ci sarebbe ancora molto da vedere e da approfondire: Villa Pandola-San Felice, il Palazzo della Mastrodattia, le numerose chiese del centro storico, la peculiare frazione di Fontenovella e, soprattutto, la Villa Romana ai confini con Taurano. Ma il tempo a disposizione è terminato e il tour si conclude qui.

È soltanto un arrivederci. Grazie a vecchi e nuovi amici conosciuti durante questa visita, tornerò presto a Lauro, un luogo che custodisce un patrimonio artistico e storico di straordinario valore, ma che sa colpire anche per la sincera accoglienza della sua gente.

Forse nessuna classifica potrà mai stabilire quale sia il borgo più bello d’Irpinia. Dopo una giornata trascorsa tra le strade di Lauro, però, una cosa l’ho capita: dietro quei 1.170 voti non c’erano soltanto un castello, un centro storico o monumenti di grande pregio. C’era una comunità orgogliosa della propria storia, desiderosa di raccontarla e di condividerla.

La straordinaria partecipazione registrata nelle ultime settimane ha dimostrato proprio questo: quando si parla di Lauro, i lauretani sanno fare squadra. E, soprattutto, sanno far sentire chi arriva non come un ospite, ma come uno di casa.

Un grazie speciale a: Federico Ferraro, Paola Scafuro, Tilde Schiavone, Rossano Sergio Boglione, Antonio Ventre, Pasquale Colucci per il supporto.