Con il FAI “alla Scoperta dell’oro blu”

Carmine Cicinelli

Carmine Cicinelli

acquedotto sannitico

Dei numerosi eventi dello scoso fine settimana ho deciso di partecipare a quello organizzato dalla Delegazione FAI di Avellino intitolato “Alla riscoperta dell’oro blu”. L’evento si è tenuto presso le Sorgenti Urciuoli di Villa San Nicola a Cesinali. In sostanza un mini tour che ha riscosso un gran successo, con un sold out per tutti i turni previsti nella giornata, per conoscere uno dei due acquedotti dei Picentini, l’Acquedotto del Serino.

L'ingresso delle sorgenti Urciuoli
Ingresso sorgenti Urciuoli

Accompagnati dai volontari FAI, il pomeriggio è stato piacevole e, per essere fine ottobre, il tempo è stato decisamente clemente. Dopo la lunga passeggiata dal cancello d’ingresso fino agli impianti principali, in una strada ricavata all’interno di un folto bosco (manco a dirlo habitat battuto dagli immancabili cinghiali), ho assistito alla spiegazione di tutto il processo, dalla captazione fino alla partenza delle tubazioni che portano l’acqua nel napoletano, ma soprattutto mi è sembrato utilissimo il recap storico di questo luogo magico.

Collettore per captazione acqua
Uno dei collettori per la captazione delle acque delle Sorgenti Urciuoli

A pochi metri di distanza coesistono testimonianze storiche importantissime: dalla Casina Vanvitelli, camera di raccolta datata 1885, da dove originariamente partivano le tubazioni dell’acquedotto, fino al tratto iniziale dell’antico Acquedotto Sannitico, testimonianza di come, ancor prima dei romani, i sanniti avessero individuato qui la fonte per dissetare il Sannio.

Casina vanvitelliana sorgenti urciuoli
La “Casina vanvitelliana”
Ingresso camera di raccolta

Lungo il percorso anche un vecchio venturimetro, lo strumento capace di misurare la portata di una condotta.

venturimetro
Venturimetro

Infine, l’impianto moderno, con tanto di vascone in cemento armato per la convogliazione totale delle acque e una centrale idroelettrica.

L’esperienza è stata molto arricchente. In un viaggio dall’epoca dei sanniti, passando per i romani, fino al post terremoto e le leggi sulla ricostruzione, questo viaggio mi ha lasciato alcune considerazioni:

  1. L’Irpinia è davvero una terra ricca d’acqua (si calcola che la portata di questa zona in alcuni periodi sia addirittura pari a 2600 litri al secondo!!!)
  2. L’Irpinia fin dall’antichità è stata un luogo di grande interesse idrogeologico: battuta dai sanniti, come dai romani, pensare che l’acqua a Pompei, Ercolano, la zona flegrea con la Piscina Mirabilis, le terme di Pozzuoli e perfino l’acqua che usava Giulio Cesare nella sua villa di Baia provengono da qui mi riempie di orgoglio ma anche di tanta mestizia (e lo capirete al punto 3).
  3. L’Irpinia è una terra che per demerito o ingenuità è da sempre incapace di far valere le proprie eccellenze. Qui io, innamorato della mia terra (considerato che gli impianti sono gestiti da una società partenopea – che per la cronaca non mi ha consentito di filmare o fotografare gli interni degli impianti), considerato che l’acqua arriva perfino ai Camaldoli e al Vomero senza che una goccia esca dai rubinetti irpini e che sulla casina vanvitelliana campeggia perfino la scritta “Acquedotto di Napoli” sono stato letteralmente assalito dalla perplessità. Forse perché mi sono sentito ospite a casa mia. Non certo per il lavoro egregio del FAI (qui trovate un link a un loro interessante progetto), i cui volontari hanno ancora una volta dimostrato grande competenza e gentilezza. Mi riferisco invece al microclima e all’atmosfera di questo luogo, che mi ha fatto sentire in una enclave napoletana in Irpinia, e dunque, per quanto mi riguarda al cospetto di uno dei più grandi paradossi che possiamo ritrovare in questa provincia.
Il tratto iniziale dell’antico Acquedotto Sannitico