Tra i carnevali dell’Irpinia, dove ogni borgo racconta con maschere, canti e ritualità la propria identità, la Zeza di Mercogliano si distingue come una tradizione dall’anima inconfondibile: non un semplice corteo, ma una rappresentazione teatrale carnevalesca antica, profondamente radicata nella memoria collettiva e nel territorio.
Non è solo folklore: la Zeza è un rito collettivo e teatrale, una festa che intreccia storia, teatro, musica e danza, e che permette alla comunità di Mercogliano di esprimere la propria tradizione culturale, la propria appartenenza, il proprio orgoglio, attraverso un evento unico nel panorama del carnevale italiano.

La struttura
La Zeza di Mercogliano si compone di tre parti distinte, ma complementari, capaci cioè di emozionare e divertire il pubblico come si fa con i diversi atti di uno spettacolo teatrale coerente ed armonico.
Si parte con il corteo processionale, in cui ogni partecipante contribuisce a formare il corteo che attraverserà le strade del paese. In testa ci sono i battistrada, che conducono la sfilata lungo il percorso previsto dalla processione. Coordinati da un pulcinella anziano, seguono i piccoli pulcinella e poi i personaggi che rappresentano gli antichi mestieri della comunità. A seguire i personaggi principali della rappresentazione (compreso Don Fabrizio, il padrone dell’osteria presa in fitto da Granturco), poi i cacciatori e gli archi fioriti. A completare il corteo le altre maschere tradizionali, che ruotano intorno ai personaggi principali, creando un dinamismo scenico unico.

Nel suo incedere lungo le strade del paese (da Capocastello, al Viale San Modestino, fino alle frazioni limitrofe), la rappresentazione si ferma in alcuni luoghi designati. Qui il corteo si dispone in cerchio, formando uno spazio libero destinato allo spettacolo. La storia narrata è quella della Canzone di Zeza: Zeza, moglie di Granturco e madre di Vicenzella, vuole maritare la figlia, mentre Granturco, padre geloso, desidera che la figlia resti nubile. Zeza lascia però che Vicenzella venga corteggiata: arriva prima il marinaio, che viene scacciato da Granturco, poi sopraggiunge il pretendente principale Don Nicola, dapprima respinto ma che poi, armatosi di fucile, ritorna per vendicare l’affronto. La vicenda si conclude con il consenso alle nozze e la benedizione finale degli spettatori.
Anche il carnevale mercoglianese ricorre al ballo intreccio, uno degli elementi che caratterizzano il carnevale irpino, che a Mercogliano rappresenta l’ultima parte dello spettacolo. Si tratta di una grande quadriglia finale in cui il pubblico partecipa attivamente, formando cerchi intrecciati e archi fioriti, un antico simbolo di rinascita, fertilità e rinnovamento, che chiude la festa con un’esplosione di musica e colori.

In definitiva la Zeza di Mercogliano è un evento intriso di teatralità e irriverenza, a metà strada tra uno spettacolo teatrale popolare e un antico rituale propiziatorio e benaugurante. Lo spazio occupato dalla Zeza di Mercogliano è delimitato dal cerchio di pubblico che assiste alle scene, mentre il corteo è come una flusso compatto, che danza col pubblico, talvolta relegando gli spettatori ai lati delle strade, talvolta coinvolgendoli fino a farli diventare parte attiva della rappresentazione.
Tradizione, memoria e cultura
La Zeza non è solo un evento carnevalesco, ma una testimonianza vivente della cultura irpina. I costumi cuciti a mano, le maschere e il trucco tradizionale raccontano una cultura popolare che si tramanda da generazioni, attraverso la memoria orale, i canti popolari e i gesti scenici, in un intreccio di antico e contemporaneo. La festa coinvolge tutte le età, dai bambini agli anziani, creando continuità tra le generazioni e facendo vivere ai cittadini un evento comunitario che si sviluppa attraverso la partecipazione attiva e la presenza nelle strade e nelle piazze.

La Zeza è radicata nel territorio: le strade, le piazze e i vicoli del borgo antico di Capocastello diventano palcoscenico e luogo di identità, in particolare la domenica di Carnevale e il Martedì grasso. Il forte legame con la comunità è testimoniato dall’intitolazione di una piazza alla Zeza nel 2020, simbolo di riconoscimento ufficiale e di orgoglio cittadino. Ogni anno, il corteo, le maschere e il ballo intreccio celebrano il rapporto tra il carnevale e il territorio, tra tradizione e identità locale, rendendo Mercogliano un luogo in cui la storia e il presente si fondono in un’unica esperienza partecipativa.
La Zeza e glia altri carnevali irpini
La Zeza, con la sua struttura articolata e la forte dimensione partecipativa, rappresenta oggi una delle espressioni carnevalesche più significative della provincia di Avellino, esempio emblematico di come le tradizioni popolari possano rinnovarsi restando profondamente radicate sul territorio. Insieme alle altre manifestazioni antropologiche irpine — ciascuna caratterizzata da peculiari modalità di svolgimento, dalle mascarate ai carri allegorici, come quelli di Castelvetere sul Calore, dai costumi tipici, come gli Squacqualacchiun di Teora, ai rituali del laccio d’amore della Bassa Irpina, fino alle ndrezzate della Valle Caudina — queste pratiche non assolvono soltanto a una funzione d’intrattenimento. Esse raccontano, piuttosto, dinamiche sociali, valori comunitari e simboli di appartenenza, facendo della festa un autentico rituale identitario.
La Zeza di Mercogliano non è solo uno spettacolo: è un patrimonio culturale, una festa di comunità, un rito che celebra la vita e la terra. Attraverso il corteo, la rappresentazione e il ballo intreccio, la Zeza intreccia memoria storica, identità culturale e partecipazione collettiva, dimostrando come una tradizione antica possa vivere pienamente nel presente, offrendo un’esperienza unica a chiunque voglia scoprire il cuore autentico dell’Irpinia.






