Francesco De Sanctis: profilo di un gigante Irpino

Carmine Cicinelli

Carmine Cicinelli

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Il 29 dicembre di 140 anni fa moriva Francesco De Sanctis, probabilmente l’irpino più illustre della storia. Un vademecum sulla vita e le opere dell’illustre morrese e 7 curiosità che forse non conoscevi su di lui

Nominare Francesco De Sanctis significa parlare della personalità più illustre mai nata in Irpinia. Una vita molto intensa, un ricordo indelebile di un uomo ed uno studioso di grandissimo acume. Basta guardarsi intorno, ad Avellino, in Irpinia e in tutta Italia e si scopriranno piazze, strade, istituti scolastici (ma anche fondazioni, progetti culturali, premi internazionali, oltre a targhe, lapidi, statue, testimonianze storiche) a lui dedicati. Per rimanere solo in Campania, vi cito l’intestazione del prestigioso Istituto Agrario di Avellino (nato nel 1879, il secondo più antico d’Italia) e la Sala della Giunta Regionale a Palazzo Santa Lucia (Napoli).

Ma andiamo per gradi. Chi era Francesco De Sanctis?

Nato a Morra Irpina nel 1817, la sua vita ruoterà attorno a tre pilastri fondamentali: letteratura, filosofia e politica. Ad avvicinarlo alla letteratura è nientemeno che Giacomo Leopardi. L’incontro con il grande poeta di Recanati avviene a Napoli, nel 1836: Leopardi e De Sanctis hanno come precettore il Marchese Basilio Puoti, un purista che tiene lezioni private gratuite presso il palazzo Ruffo di Bagnara.

Prima di quest’incontro il De Sanctis aveva studiato esclusivamente filosofia, ma successivamente comincia a insegnare letteratura e grammatica (tra l’altro ad alcuni dei principali uomini di cultura dell’epoca, come Pasquale Villari e Giustino Fortunato). Fu però l’approfondimento di tematiche espresse dall’illuminismo italiano e francese e soprattutto la partecipazione ai moti del 1848 a far esplodere in lui la passione per la politica.

Proprio a causa della sua fervente attività, che era in favore dell’Unità d’Italia (una unità che però non prevedesse l’appiattimento delle differenze tra i popoli), il De Sanctis conosce anche il carcere (rimarrà per 3 anni a Castel dell’Ovo) e verrà poi esiliato in America, salvo sfuggire a Malta e riparare a Torino. Torna ad insegnare a Zurigo (all’epoca sede di grande fervore culturale), dove ottiene una cattedra di letteratura italiana al Politecnico. Trascorrerà molto del suo tempo residuo a Napoli, in Irpinia e a Roma, dove diviene un parlamentare importante e per ben due volte Ministro dell’Istruzione, in un periodo, quello post-unitario, in cui l’obiettivo quasi utopistico era quello di fondere le amministrazioni scolastiche degli antichi stati rendendo anch’esse unite.

Non mancherà di tornare spesso in Irpinia, nella sua Morra, ma anche in altre terre come a Sant’Angelo dei Lombardi, la cittadina dove si sentiva a casa. Col suo “Viaggio elettorale” espone la sua visione politica e contemporaneamente lascia una minuziosa ed accorata testimonianza dello status quo di molte realtà irpine dell’epoca. Muore esattamente 140 anni fa, il 29 dicembre del 1883, nella sua casa di Napoli.

Statua di De Sanctis a Morra – Immagine tratta da https://www.bicentenariofrancescodesanctis.it/

BREVE BIOGRAFIA

1817: il 28 marzo nasce a Morra Irpina

1826: Frequenta il liceo privato di un suo zio paterno, a Napoli

1831: Comincia il liceo presso scuole di Abati, dove comincia a leggere di filosofia

1836: Nonostante iscritto a Giurisprudenza, viene fortemente influenzato dal Marchese Basilio Puoti, un purista che tiene lezioni private gratuite presso il suo palazzo Ruffo di Bagnara (dove incontra Leopardi)

1834: Comincia ad insegnare presso la scuola dello zio Carlo (che si era ammalato)

1839: In una sala di Vico Bisi tiene lezioni private per gli allievi del Puoti, insegnando grammatica e letteratura

1839: Grazie al Puoti viene nominato professore alla scuola militare di San Giovanni a Carbonara di Nola (fino al 1841)

1841: Viene nominato professore al Collegio Militare della Nunziatella (fino al 1848)

1846: De Sanctis si allontana dal purismo di Puoti quando conosce il pensiero di alcuni illuministi francesi (d’Alambert, Montesquieu, Rousseau, Diderot, Voltaire) ed italiani (Beccaria, Filangieri, Pagano). In questa fase ricoprono grande importanza la lettura di Hegel

1848: A novembre viene sospeso dall’attività dell’insegnamento perché partecipa ai moti insurrezionali (insieme ad alcuni suoi allievi), in quanto appartenente all’associazione “Unità Italiana” e viene liquidato con una misera pensione

1849: Si allontana da Napoli per raggiungere la Calabria, ospite di un seminario vescovile e poi del barone Guzolini. È qui che scrive i suoi primi saggi critici

1850: Viene arrestato a Napoli e rinchiuso a Castel dell’Ovo fino al 1853. Espulso dal regno borbonico e deportato in America, riesce a liberarsi a Malta e ripara a Torino

1856: Nonostante il veto della cultura moderata torinese che gli nega qualsiasi cattedra, il lavoro presso una scuola privata femminile, la partecipazione a vari giornali dell’epoca ed alcune originali lezioni su Dante Alighieri gli fanno ottenere una cattedra di letteratura italiana presso il Politecnico di Zurigo

1860: Torna in Italia, conosce Mazzini e sottoscrive il Partito d’Azione per caldeggiare l’unificazione e combattere le idee estremiste dei repubblicani, ritrovando nell’azione una nuova modalità con cui concretizzare i suoi ideali. Da ora in poi si dedica ininterrottamente all’attività di giornalista, politico (e ministro) e critico storico della letteratura, oltre che di professore

1860: Viene nominato Governatore della Provincia di Avellino

1861: Viene eletto alla Camera dei Deputati nel partito liberal-democratico e accetta il ruolo di Ministro della Pubblica Istruzione (sotto Ricasoli e Cavour)

1862: Passato all’opposizione, insieme al Settembrini promuove un’Associazione unitaria costituzionale di sinistra moderata, il cui organo di partito (l'”Italia”) era da lui stesso diretto (1863-1865).

1865: La mancata rielezione del 1865 lo fa concentrare sugli studi e sull’insegnamento (letteratura comparata alla Federico II di Napoli)

1875: Scrive il prestigioso Un viaggio elettorale

1876: La sinistra vince le elezioni e De Sanctis si dimette da professore per accettare un nuovo incarico come Ministro dell’Istruzione pubblica. Intanto i suoi studi si concentrano su Zola.

1883: Muore, colpito da una grave malattia agli occhi, a Napoli.

Per finire, ecco 7 curiosità su Francesco De Sanctis che forse non conoscevi:

  1. Il De Sanctis non aveva una pronuncia perfetta. Un elemento comune a quasi tutti gli uomini (anche di grande cultura) del passato. Egli però ha sempre provato a celare, giustamente, questa pronuncia tipicamente irpina: tuttavia nel tentativo di evitare la sonorizzazione delle vocali dopo la “n” (per esempio “Dande” e non “Dante”), finiva per pronunciare male anche quelle parole che prevedevano naturalmente la consonante dolce dopo la “n” (per cui “pandemonio” diventava “pantemonio”)
  2. È autore della prima Storia della Letteratura italiana, un’opera ancora oggi molto studiata, con la quale il De Sanctis riuscì a riannodare i fili dell’evoluzione letteraria italiana, descrivendo autori, influenze e contesti storici e culturali in un percorso da Dante Alighieri fino ai letterati a lui contemporanei
  3. Fu due volte Ministro della Pubblica Istruzione, nei primi governi post-unitari, uno presieduto da Cavour ed uno da Ricasoli. Quest’ultimo incarico si concluse il 3 marzo 1862, con la caduta del Governo; il giorno dopo a sostituire De Sanctis nel ruolo di Ministro della Pubblica Istruzione fu Pasquale Stanislao Mancini (altro irpino, nato a Castel Baronia)
  4. Francesco De Sanctis è il principale fautore della Avellino-Rocchetta Sant’Antonio. Nel suo “Viaggio elettorale” (1875), infatti, uno dei più intensi affreschi dell’Irpinia della fine del XIX secolo, De Sanctis si pronuncia accoratamente a favore della realizzazione di questa storica tratta ferroviaria ancora oggi esistente
  5. La grandezza di Francesco De Sanctis è stata tale da spingere il paese altirpino a cambiare denominazione: il 22/06/1934 il paese cambia nome, da Morra Irpina all’attuale Morra De Sanctis
  6. La famosa espressione “Il fine giustifica i mezzi“, erroneamente attribuita al Machiavelli, in realtà è opera proprio di Francesco De Sanctis. L’errore di attribuzione deriva dal fatto che ne “La storia della letteratura italiana” il De Sanctis usa questa espressione proprio per riferirsi all’autore de Il Principe
  7. Fu il primo “Presidente” della Provincia di Avellino: quando nel 1860 l’Italia venne unificata fu proprio De Sanctis ad essere nominato Governatore della provincia di Avellino.