Echi di terra e tradizione: il mondo presepiale di Daniele Musto

Carmine Cicinelli

Carmine Cicinelli

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Nel borgo antico di Montemiletto una bottega d’arte in cui prendono vita presepi sospesi tra arte ed artigianato. È il regno di Daniele Musto, il maestro presepista dall’animo nobile e l’amore incondizionato per la sua terra

Una passione per la manualità al servizio dell’arte presepiale, che oltre alla rappresentazione classica si traduce in una minuziosa riproduzione della sua Montemiletto. Artefice di tutto è Daniele Musto, Maestro presepista che nel cuore dell’Irpinia incanta visitatori, clienti e semplici curiosi con la sua innata arte.

Una scena del presepe

Mi accoglie nella sua bottega abbracciata al meraviglioso Castello delle Leonessa di Montemiletto, un “bugigattolo” (come lo definisce lui) stipato di ogni meraviglia. Statuine, accessori, scene del presepe tradizionale, strutture in costruzione e un banchetto dove prendono forme le sue creazioni: “Fare il presepe per me significa dar sfogo alla mia creatività, ma anche alla mia curiosità. Il presepe infatti non è soltanto bellezza artistica, ma innanzitutto profonda conoscenza del significato di ciò che ogni statuina, ogni scena rappresenta”.

Classe 1947, Daniele Musto ha ereditato la sua passione dal padre, che col presepe allestito in casa ha innestato nel piccolo Daniele la passione per questa arte: “All’epoca eravamo gli unici in zona ad avere la TV. Molti venivano a casa dei miei a vedere Carosello e il notiziario. In quella stessa stanza nel periodo di Natale mio padre costruiva il presepe. E vedevo che in molti si trattenevano ad ammirarlo come un ulteriore spettacolo a cui assistere”. Quel presepe divenne non solo una vera attrazione per i suoi concittadini, ma anche la base da cui sono nate le fantasie creative del piccolo Daniele.

L'ingresso della bottega
L’ingresso della bottega

Ho cominciato andando da Masto Silvio il falegname a pigliare ‘e taccolelle. Vedevo quel materiale prendere forma. Ed anno dopo anno cominciai ad aiutare mio padre nell’allestimento con sempre maggiore impegno”. Lo stesso rituale che si ripropone oggi nel suo laboratorio, dove il nipotino, alle prime esperienze col presepe, trascorre talvolta il suo tempo impegnato tra DAS, statuine infrangibili e colori atossici.

I ragazzini andrebbero invogliati a fare il presepe, non solo testandone le capacità manuali e creative, ma dando loro una guida. Per far capire come si fanno le cose. Innanzitutto attraverso laboratori, con cui insegnare le basi, e poi aumentando pian piano le mansioni, consentendo loro di imparare cose sempre nuove e più complesse. L’ideale sarebbe cominciare col realizzare piccoli pezzi, magari da vendere tramite mercatini, devolvendo poi il ricavato ai bimbi poveri”.

Daniele Musto tra le sue creazioni

Daniele Musto è una delle massime espressioni del presepe in Irpinia, eppure lo fa per passione, non come professione. Una scintilla nata durante l’infanzia, ma concretizzatasi a partire dal 2013, quando con il raggiungimento della pensione ha avuto il tempo necessario per dedicarsi alla sua principale passione. “Mi piace potermi dedicare al presepe nei tempi che ritengo più opportuni, dando sfogo alla mia creatività con tempistiche mie”.

Nella sua bottega, strutture realizzate con grande dovizia di particolari, sempre differenti l’una dall’altra, senza utilizzo di stampi. Per i pastori, non possedendo un forno ad alte temperature, Musto sceglie una qualità adeguata alle sue splendide creazioni: statuine in terracotta e non solo, dato che per le figure più particolari si affida ai costosissimi pastori realizzati con stoppa e fil di ferro, con tessuti di San Leucio ed occhi di cristallo. I migliori in circolazione.

E poi un gioco ed una sfida accattivanti, per cui ogni minutaglia diventa un oggetto di valore artistico: grazie all’arte del riuso e ad un’incredibile inventiva, anche un fondo di bicchiere in polistirolo può diventare una splendida botte per il vino!

Rappresentazione Montemiletto

Attacchi creativi che non possono prescindere però da un’adeguata conoscenza. In questo senso, il Maestro Musto prima che un presepista mi è apparso un rigoroso studioso: “Prima di creare qualcosa mi piace documentarmi. Un tempo addirittura realizzavo dei bozzetti, che oggi purtroppo sono andati perduti”. Una precisione filologica che si nota in particolare nella sua opera più apprezzabile, la rappresentazione del borgo medioevale di Montemiletto, testimonianza più emblematica dell’amore di Musto per la sua terra. Uno dei presepi più grandi d’Italia a rappresentare un centro storico, fino a poco tempo fa custodito nelle sale del Castello della Leonessa. Nacque nel 2015 l’idea di rappresentare l’antico borgo medioevale del paese: “Molto lo attingo dalle fotografie, recuperate anche grazie all’aiuto del presidente della Pro Loco Mons Militum Florindo Garofalo, sempre pronto a supportarmi, aiutandomi a recuperare la documentazione necessaria per una ricostruzione precisa dei luoghi e dei personaggi”.

Il borgo di Montemiletto rappresentato da Musto
Un dettaglio del borgo medioevale di Montemiletto riprodotto da Musto

In questa accorata e minuziosa ricostruzione del passato montemilettese, particolare attenzione è riservata agli antichi mestieri: “Da Masto Damiano ‘o ferraciuccio a Masto Silvio ‘o falegname, dalla locandiera ai melonari, che mi ricordano quando da giovane all’uscita dal cinema venivo attratto dalle bancarelle di cocomeri. Fino ad arrivare al rigattiere (il saponaro) che vendeva stracci vecchi. C’era una coppia a Montemiletto, che ho rappresentato in questa scarabattola”. A proposito di antichi mestieri, altra apprezzata opera di Daniele Musto è il calendario dei mestieri, in cui stando alla simbologia presepiale dodici diverse botteghe scandiscono il trascorrere dei mesi dell’anno, testimoniando lo scorrere del tempo e il passare delle stagioni.

La scarabattola con "Il saponaro"
La scarabattola contenente “Il Saponaro”

Oggi il Maestro Musto è molto richiesto. La sua arte, nata dalla passione e rinforzata dalle competenze acquisite presso l’Istituto d’Arte, è oggi molto apprezzata in ambito nazionale. Mostre, premi, richieste di collaborazione, addirittura un intero piano della Rinascente di Milano messogli a disposizione per ospitare le sue opere. Un palcoscenico quest’ultimo forse incompatibile con una figura schiva come quella di Musto, che ha declinato la prestigiosa offerta.

D’altronde nella chiacchierata gentilmente concessami ho capito che tutti gli sforzi di Daniele Musto sono rivolti alla sua comunità, attraverso piccoli e grandi gesti. Dai corsi di volontariato per i bimbi, al presidio del 118 del paese, dalle costanti collaborazioni con l’attivissima Pro Loco Mons Militum, fino alla storia della scarabattola di Sant’Anna, con cui abbiamo chiuso la nostra chiacchierata: “Tempo addietro nella soffitta della Chiesa di Sant’Anna venne ritrovato un mezzobusto ligneo della Santa – che poi si scoprì essere stata donata dal devotissimo Principe Tocco in persona. Mi ingegnai per realizzare una scarabattola da regalare alla Chiesa per mettere in sicurezza la statua e renderla finalmente visitabile a tutti i turisti e ai devoti della Santa”.

Un episodio quest’ultimo che inquadra totalmente l’artista che ho avuto il piacere di incontrare: Maestro dell’arte, artigiano sopraffino, riconosciuto da numerosi premi e tentato dalle tante richieste di collaborazione, che rimane però umile come l’ultimo degli apprendisti, facendo fede alla sua propensione verso gli altri e verso la sua amata Montemiletto.

Il mezzobusto di Sant'Anna protetto dalla scarabattola di Musto
La scarabattola, la teca realizzata da Musto per proteggere il mezzobusto donato dal Principe Tocco alla Chiesa
Foto di copertina tratta dalla Pagina Facebook di Daniele Musto